Corriere della Sera: Intervista a Sandy Camozzini
Sandy Camozzini, la signora delle demolizioni che comanda 15 uomini: «Mi chiamano Crudelia, guai se arrivo in cantiere e qualcosa non va»
A 34 anni guida la Monaci Demolizioni Speciali con sedi a Osio Sopra e Scanzorosciate e un fatturato da 5 milioni di euro: «Da piccola adoravo vedere venir giù ponti e grattacieli. Mio figlio, due anni e mezzo, va all'asilo da quando aveva quattro mesi e ha fatto due giorni di assenza»
C’è chi sogna una Hermès e chi, invece, di comprarsi una valigetta con una carotatrice per riuscire a fare i prelievi (di materiali edili) in autonomia. Desiderio comprensibile e nemmeno troppo caro (4.500 euro l’acquisto, infinitamente meno di una iconica Kelly) fatto da chi, come Sandy Camozzini, fin da piccola, ha avuto la passione delle demolizioni.«Adoravo vedere venir giù i ponti e i grattacieli», si lascia scappare, tanto da averci fatto una ragione di vita professionale, contribuendo a far crescere, in joint con Michael Monaci, un’impresa di demolizioni speciali, 5 milioni di fatturato, attiva su più sedi sull’asse Osio Sopra-Scanzorosciate e in espansione.
Della Monaci Demolizioni Speciali lei oggi, a 34 anni, è procuratore unico. Semplificando: tutto in questa azienda composta da 15 uomini e un terzetto rosa (con Sandy collaborano, infatti, Beatrice Consiglio e Corinna Cereda in ambito gestionale e progettuale) passa sotto le grinfie di questa grintosa imprenditrice bergamasca. Non è un caso, infatti, che i suoi dipendenti le abbiano affibbiato il soprannome di «Crudelia»: «Loro pensano che io non lo sappia, ma in realtà so benissimo come mi chiamano — rivela ridendo per la sua severità —. Guai se arrivo in cantiere e vedo qualcosa che non va. Tutto deve essere perfetto, niente va lasciato al caso. Ad esempio, anche una scarpa slacciata di un operatore o il mancato utilizzo di dispositivi acustici quando le macchine sono in funzione mi fanno andare in bestia». Si tratta di arrabbiature molto coscienziose, perché, facendo gli scongiuri, in 11 anni di attività complessa, la ditta che pure si muove in contesti molto particolari («si definisce demolizione speciale in base alla tipologia della lega metallica che va trattata», spiega lei) non ha mai registrato un infortunio. Eh no, con Sandy e con la sicurezza sul lavoro non si scherza.
Del resto, fin da ragazza, è stata questa «safety mission», coltivata con la laurea in Tecniche della Prevenzione, a farla approdare, in prima battuta, alla Vitali spa. Esperienza molto formativa («Ho seguito giorno e notte le operazioni della riasfaltatura della pista dell’aeroporto di Orio»),fino al grande «salto», compiuto con Michael che lavorava con lei in Vitali. Quando il papà di lui muore, le redini della Cantieri Moderni di Scanzorosciate, impresa di famiglia, vengono prese in mano da Michael che fonde il know how nella Monaci Demolizioni. A quel punto, il destino personale e professionale di Sandy è segnato. Và dove ti porta il cuore. Lo segue in questa nuova avventura, non senza una punta di arrabbiatura (eufemismo) del suo papà che, pure impresario edile, le avrebbe lasciato volentieri l’eredità della sua azienda.
Sandy gli aveva detto di no. «Non volevo avere responsabilità di una ditta, anche se in realtà papà vedeva il mio impegno fatto di 16 ore di lavoro al giorno e non riusciva a capacitarsi del perché non avessi voluto prendermi in carico la sua impresa». Ma i figli, si sa, seguono le loro strade e, in questo caso, i loro cantieri che a Sandy danno «una soddisfazione immensa — prosegue —, c’è un lato bellissimo in quello che faccio, i n modo particolare dedicandomi nell’operatività, alla tutela dell’ambiente. Intanto cerco di studiare, informandomi continuamente. Recentemente ho passato qualche notte in bianco per scandagliarne uno, tra i vari progetti che abbiamo realizzato, da presentare al premio europeo del comparto demolizioni».
Fortunatamente la notte il piccolo Verde, due anni e mezzo, nato dall’amore con Michael, dorme sonni beati. «Fin da quando aveva quattro mesi va al nido. In due anni ha fatto solo due giorni di assenza. È come se sapesse che non può ammalarsi perché non riuscirei a stare a casa — ci scherza su —. Tra cantieri da seguire e nuovi clienti da acquisire su e giù per l’Italia sono sempre in movimento», conclude l’inarrestabile «demolition woman».
A proposito, le è mai capitato di demolire qualcuno o qualcosa? «Qualcuno no, anche se riconosco di essere tremenda. Quanto alle cose — dice — l’ho fatto una sola volta, quando ho demolito la piscina di casa».
Fonte: Corriere della Sera Bergamo
